Segni del destino.

Uscendo dal locale, Alfredo, il chitarrista della band che da sempre si esibiva al “Verde Luna”, avvertì il pungente freddo della notte, tirò su il bavero, lasciò scivolare ai suoi piedi la bottiglia di whiskey appena scolata, ed esclamò tra sé un insofferente “bah!”.
Nello stesso istante, il lampione sotto cui s’era fermato, si spense. Sconcertato dalla strana coincidenza, deglutì un paio di volte e s’incamminò, lasciandosi ingoiare a sua volta dal buio.
Suonava da quando aveva cinque anni e ora ne aveva quasi quaranta: una vita passata tra locali di terza categoria e tristi balere, tra le più fatiscenti… di quelle illuminate da malandate lampade colorate, sotto le quali si esibivano, come secolari falene impazzite, farseschi ballerini. Uno spettacolo sempre uguale: visi femminili sfioriti che cercavano di celarsi con l’ausilio di parrucche biondo platino ed esaltati sorrisi posticci di vecchietti impomatati. Coppie improbabili che cercavano, inutilmente, di surrogare con le rumbe amplessi che non avrebbero mai più potuto portare a compimento.
Alfredo era un chitarrista talentuoso, uno dalle dita veloci e con il rock nel sangue. Ma oltre quelle balere e quei locali non era mai riuscito ad andare. E mai che si fosse esibito in uno dei suoi proverbiali assoli alla Joe Satriani. Bah!
Con la ripetizione dell’esclamazione coincise un’altra stranezza: due cani randagi presero ad azzuffarsi tra le rotaie in disuso del tram, contendendosi un osso spolpato ormai milioni di volte, tanto era bianco e sottile. Alfredo non potè evitare di veder raffigurate, in quella contesa, la propria vita e le intime e sottaciute zuffe con la propria coscienza.
Girò al largo per non rischiare di diventare il sostituto di quell’osso.
Venti minuti più tardi, entrava finalmente in casa. Tolse il giaccone e lo lanciò sulla sedia sghemba che era appartenuta alla nonna di sua moglie. Diceva che un pezzo di antiquariato così, faceva arredamento.
Entrò in cucina ed aprì il frigo. Nulla d’interessante a parte la rivoltante cacofonia di intrugli di sua moglie… Costosi antiossidanti, rassodanti e dimagranti la cui utilità gli era sconosciuta, a meno che lei non avesse deciso di disintossicarsi da lui, visto che l’amore era finito da un pezzo o, più probabilmente, che volesse apparire più bella agli occhi di qualcun’altro. L’ineluttabile e beffarda realtà di un tradimento esposta così impudicamente? Bah!
Evidentemente era la serata delle coincidenze. A quell’intima esclamazione, infatti, sua moglie, quasi avesse intuito di essere oggetto dei suoi pensieri, urlò dalla camera da letto: “Alfredooo!”
“Eh?”
“Ma che ora è? – si lamentò lei.
“Boh?”
“Ti ho lasciato della pizza nel forno!” – aggiunse.
“Ah!”
“Com’è andata la serata?” – miagolò pigramente la donna.
“Ehm..”
Il ridicolo dialogo a distanza si fermò lì. Sarebbe stato più costruttivo se si fossero parlati via sms o whatsapp anche se più di un monosillabo Alfredo non avrebbe saputo opporre. D’altra parte, ogni altra parola aggiunta avrebbe rivelato il suo stato alticcio.
Intravide la bottiglia di vodka… l’unica cosa che potesse vantare una ragione plausibile di stare in frigo. Si lasciò cadere ancora vestito sul divano, portandosi alle labbra la bottiglia, trangugiandone quasi metà in un sol fiato. La quantità di vodka non sarebbe bastata per la lunghezza della notte.
Pensò alla sua carriera… Lasciò galoppare la fantasia e si vide sulla sommità di un palcoscenico, avvolto da lampi colorati e da fumogeni, impegnato in un travolgente assolo… Le sue dita presero a muoversi nella penombra come animate da una forza incontrollabile… Ai suoi piedi vide una folla di ragazze bellissime e vestite di poco, che lo acclamava, lo osannava, lo incitava… Alle sue spalle un manager che contava le migliaia di euro incassate… Bah!
Nello stesso momento una delle corde della chitarra si spezzò, emettendo uno schiocco che risuonò sordo. Riflettè. Nell’inattesa e sopravvenuta necessità di sostituire la muta delle corde della sua Stratocaster intravedeva un altro segnale: che qualcosa o qualcuno gli stesse indicando che era ora di cambiare anche vita, oltre le corde?
O aveva ancora una volta esagerato con l’alcool?
Ma il bivio era  da un bel pezzo davanti a lui, sebbene avesse sempre scelto di ignorarlo: continuare a vivere nella frustrazione di essere un artista fallito e ubriacone oppure darsi una nuova possibilità? D’altra parte non vi era più nulla che lo trattenesse lì, su quel divano, in quella casa, e con quella donna che non conosceva più o che non aveva mai conosciuto. Nemmeno quella notte volle porsi il problema, rimandando all’indomani ogni ulteriore considerazione.
Prima di riattaccarsi alla bottiglia, pronunciò il più scocciato dei “bah!”.
Un lampo squarciò il cielo proiettando nella stanza ombre inquietanti mentre il fragore del tuono che lo accompagnava, fece tremare i vetri. La sorpresa gli fece scivolare di mano la bottiglia che cadde e si ruppe, spargendo sul tappeto la vodka rimasta.
L’indomani sua moglie gliela avrebbe fatta pagare. Era quello il segno del suo destino!

56 risposte a "Segni del destino."

  1. Storia di vita ordinaria…come tante. Una realtà che non ci piace e l’alcol che ci porta nel suo confortevole ed effimero rifugio per farci assistere ai sogni che non si sono mai avverati…un farsi del male sottile. Ironia ed amarezza nella figura di Alfredo…bravo Piero.

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    1. Grazie Gigi… chissà quante storie così ci sono e quante finiscono male. In fondo la vita è anche un campo minato. Oltre a saper vivere, bisogna evitare le mine. Il che rende il compito un tantino più impegnativo.

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        1. Gigi… le cozze erano fresche e il riso croccante… la birra scorreva, ghiacciata… il caldo asfissiante… il mare a 100 mt… il profumo degli scogli… il pescatore che urla per vendere la paranza… tu stattene a Milano… lì sì che ci sono i campi minati… ahahaha

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            1. Quanti cazzo di tomini mi sono fatto in 20 anni di Milano… su, fai il bravo, torna a casa… lascia perdere le cassoeula, i Brambilla Fumagalli Gazzaniga, Corso Buenos Aires e Brera. A meno che…

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    1. Grazie infinte! Sono contento che ti sia piaciuto… Sì sono d’accordo… chissà quante vite così ci sono… chissà quante indecisioni… quanti dubbi che non vengono mai fugati… Ciao!

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    1. Purtroppo Alfredo è il prodotto di una società in cui il decadimento dei valori va di pari passo con la mancanza di rispetto per se stessi e per il dono più grande che abbiamo ricevuto: la vita. Grazie per la visita e per essere rimasta fino alla fine. Buona serata. Piero.

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    1. Se c’è una cosa di cui posso essere sicuro è “mai dire mai”! Ma forse hai ragione, un “bah” non ci sta affatto male… Grazie a te per la visita! Buona serata a te!

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  2. Bellissimo racconto…davvero molto realistico…parafrasando e storpiando De Gregori mi verrebbe da dire “e chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai di musicisti tristi che non han sfondato mai..e sono innamorati da dieci anni di una donna che non hanno amato mai…” …eh già povero Alfredo…o povera sua moglie? Entrambi, forse…grande Piero!!!

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    1. Ma quale onore! Sua Maestà che legge e commenta… wow… no Tina non è amaro è whiskey e vodka… scherzi a parte, il tuo “bah” cosa ha prodotto?

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                    1. Di recente noi abbiamo avuto un black out elettrico di mezza giornata… e tutti sudavano non per il caldo, ma perché non potevano ricaricare i cellulari… Senza smartphone non siamo nessuno. Bah

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            1. Qui sale sempre. La casa è un forno in cui il pane si scongela in trenta nanosecondi e non hai bisogno dell’asciugacapelli. Anzi devi fare in fretta a pettinarti altrimenti ti vengono tutti dritti.

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