Alla frutta

Deborah non era sicura di conoscere il vero motivo per cui avesse accettato l’appuntamento. Era finita da un po’, quando Roberto era ricomparso come la colomba bianca che spunta dal cilindro di un mago. Sorprendente… ma fino a un certo punto, perché certi trucchi non incantavano più. Peraltro al telefono lui non si era smentito, esibendo come da copione la proverbiale e arrogante sicumera. Ma, tutto sommato, si era limitato a chiedere un incontro in nome dell’affetto che doveva per forza esserci ancora tra loro due. E in fondo poteva aver ragione perché, tra le tante argomentazioni inutili addotte a supporto della proposta, ce n’era almeno una giusta: una storia durata anni non si dimentica in tre mesi.
Era anche vero che troppe stupidaggini erano state dette e fatte, e che “il filo di Arianna” di un amore cominciato come una favola e finito quasi in un incubo, non si ritrova così, come per incanto. Ma complice la solitudine, complice un’estate vuota, complici le amiche che si prodigavano, troppo insistentemente, a procurarle appuntamenti a cui non si presentava, Deborah aveva deciso almeno di stare ad ascoltare che cosa avesse da dirle. Se non altro perché un’ultima parola, come l’ultima sigaretta, non si negava nemmeno a un condannato a morte.
Così Deborah e Roberto adesso erano uno di fronte all’altra.
Roberto aveva sempre quella faccia da schiaffi e quell’espressione ineffabile che lo rendevano affascinante. Ma Deborah aveva imparato a sue spese che, nel tempo, quel fascino si trasformava nelle catene con cui lui sapeva imprigionarla, svolgendole sotto gli occhi lo stucchevole depliant di un’affettività apparentemente serena, solida, rassicurante. Invece, a dispetto delle apparenze, ad un certo punto, di uno così non riuscivi a fidarti più. Tornava a casa e faceva lo sdolcinato, baciandoti e abbracciandoti, ma trasmettendoti una sensazione strana e insopportabile, quasi ti confessasse allo stesso tempo che aveva appena fatto la stessa cosa con un’altra, magari con la tua migliore amica. Perché in una cosa Roberto era insuperabile: sapeva nasconderti l’anima, con la stessa accuratezza di un cane che sotterri l’osso in un posto che nessuno avrebbe mai scoperto. Il suo carisma e la sua retorica, poi, completavano il processo di obnubilamento e prevaricazione, trasformando in verità la menzogna e in menzogna la verità, incasinandoti così la testa e, in definitiva, la vita.
Il ristorante non era male, sufficientemente riservato e appena romantico. E, tutto sommato, vi si mangiava bene. L’imbarazzo iniziale era stato superato facilmente anche perché ciascuno era arrivato per conto suo. Dopo i convenevoli di rito, i “come stai” pronunciati a mezza voce e con una poco celata complicità, a tavola i discorsi erano andati sul general generico. Così, parlando di lavoro, tasse, pagamenti, crisi economica e politica, Deborah, poco interessata, si era limitata a opporre cenni del capo e monosillabi.
Mentre la cena volgeva alla fine, Roberto ancora parlava, impegnato in un monologo che invece di aggiungere nuovi punti vista e prospettive, stava creando una cortina fumogena attraverso cui Deborah via via decolorava la loro storia, riconoscendone sempre di più il grigiore, sullo sfondo di bei ricordi che si sbiadivano inesorabilmente.
Terminata la seconda portata, improvvisamente, Roberto abbassò il tono della voce, assunse un’espressione indecifrabile, tra il molto serio e il vagamente sofferente, coprì delicatamente una mano di Deborah con la sua, e prese a dirle: “Vedi amore, sono cambiato. E sarò subito sincero. In questi tre mesi ho avuto grande nostalgia di te… Be’, ecco… ho conosciuto… sì, insomma ho avuto due storielle. Nulla d’impegnativo, ovviamente. Ma entrambe mi hanno fatto capire molte cose. Intanto, erano due donne con le quali non c’era dialogo. Nessuna di loro era dolce come te. Nessuna si è mai preoccupata di prepararmi da mangiare. Anzi volevano che lo facessi io. Anche le camicie, amore, ho dovuto portarle in lavanderia. Sai, quelle belle camicie di Brooks Brothers che mi avevi regalato? Ah! Per non parlare della spesa al centro commerciale. Non come noi due che ci andavamo mano nella mano, felici, sorridenti… No. Internet, carta di credito e consegna a domicilio. Tempo perso, dicevano… meglio stare davanti alla TV a guardare “Desperate Housewives” e scemenze simili. Ma ti rendi conto, amore? Ah! Senza contare il sesso. Volubili, sfrenate e assatanate. Non come te, amore mio dolce … appassionata, sexy, magica… Eh, come facevamo l’amore noi… E la portinaia? Ah, non sai! Ho dovuto prenderla a male parole! Ha detto che eri troppo caruccia, troppo timida, troppo dabbene per me. Ma come si permette, le ho detto… Ma ti pare…”
“Signori, posso servirvi della frutta?” – lo interruppe il cameriere, apparendo all’improvviso.
Disorientato, Roberto fece una faccia stranita, riuscendo solo a dire: “Ah, siamo già alla frutta?”
“Tu di sicuro!” – Esclamò Deborah alzandosi di scatto.
Senza esitare si fiondò decisa verso l’uscita che raggiunse a grandi falcate, seguita dagli sguardi divertiti di quegli avventori che avevano colto la crisi in atto. Appena in strada, respirò profondamente e sentì l’aria fresca riempirle i polmoni. Stava per pensare al da farsi, quando un giovanotto le si parò innanzi e le chiese, con aria vagamente maliziosa: “Taxi, bella signora? Cena finita o… interrotta?”
“In realtà ero arrivata alla frutta, ma ho deciso di non mangiarne…” – rispose Deborah abbozzando un sorriso.
Una sensazione fino ad allora sconosciuta, di dolce appagamento, di pace con se stessa, di riconquistata autostima, la pervase, mentre scompariva nel taxi. L’auto si era appena avviata quando vide con la coda dell’occhio Roberto che schizzava fuori dal locale come un pazzo, prendendo ad agitare forsennatamente le braccia. Scosse il capo, comunicò l’indirizzo al tassista e si abbandonò sul divano dell’auto, non curandosi di sistemare il corto tubino che aveva indossato per la serata. Alzò per un attimo gli occhi e colse lo sguardo del tassista che, attraverso lo specchietto retrovisore, sbirciava le sue candide cosce del tutto scoperte. Divertita, pensò che al giovanotto non avrebbe concesso più di quell’interessante fuori programma.
Ma a se stessa e al suo futuro, da quel momento, avrebbe offerto tutte le possibilità.

102 risposte a "Alla frutta"

  1. La faccia da schiaffi spesso fa girare la testa più dei complimenti… Ma poi sentirsi apprezzate con dei piccoli gesti come chi ti apre la portiera dell’auto, fa girare sta testolina… A volte si ha bisogno di sbattere la porta per chiudere qualcosa di stantio… E sta ragazza così ha fatto x darsi nuove e belle possibilitâ! Bello!

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    1. Sono tra quelli, non so quanti, che apre la portiera, offre il braccio destro, bacia la mano e dà sempre la precedenza alla donna (tranne al ristorante, dice il bon ton dove però porgo la sedia)…
      Non so quante teste abbiano preso il volo per questo ma so quante volte è girata la mia…
      Grazie per la visita e per il bellissimo commento.
      Ciao, Pier☼

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      1. Se la tua testa é girata allora ne è valsa la pena! L’importante é se.pre trovare sensaziobi che ci facciano sentire vivi! A volte perdiam la testa x l’uomo che non deve chiedere mai… Ma più spesso le attenzioni, anche le piu piccole, ci fanno sentire importanti…

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            1. Credo che sia un passaggio obbligato. Ma anche per noi che dobbiamo passare prima o poi tra le “grinfie” che ci fa prima andare fuori di melone e poi ci fa schiattare il cuore. Con la successiva, se abbiamo il coraggio d’averne, diventiamo gli uomini più dolci della terra… ahah

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                    1. Che solo voi sapete qual è… però di tanto in tanto un uomo che riesce ad aiutarvi a trovarlo, spunta fuori. E a quel punto siamo all’apoteosi.

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                    2. Le apoteosi in questo caso si trovano sempre in due, dopo che i singoli hanno trovato l’equilibrio proprio… Ma ti sento delusetto dalle donne peró… Non trovavi facilmente l’incastro giusto in passato mi sa…

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                    3. Lunghetta la storia… diciamo che ho dato tanto e che forse ho la presunzione di credere di non aver ricevuto altrettanto… tuttavia, la mia è visione di parte giacché l’altra potrebbe affermare il contrario.
                      La verità sta nel mezzo? Sì. No. Forse.

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  2. Si dice che il consumo della frutta sia in calo.Certamente se altre pietanze sono indigeste, come la minestrina riscaldata di chi crede di poter raggirare la sensibilità femminile. Un racconto verosimile. 😅

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  3. Ah che liberazione deve essere scoprirsi non più innamorate di un Roberto “già alla frutta”…che di sicuro già lo era ma l’amore acceca, si sa, e ci si accorge sempre dopo e a volte si preferisce far finta di non vedere… Sempre bravo Piero…grande conoscitore dell’animo femminile…e non solo!!! 👏👏👏

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    1. Grazie per i complimenti… Purtroppo l’amore è cieco (ma la sfiga ci vede benissimo). Quindi la scelta di Deborah è vincente.
      Un abbraccio e grazie per la visita.
      Ciao, Pier☼

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    1. Cara Mirna, ribadisco che è un privilegio unico quello di avere una tua visita e un gentilissimo segno di approvazione.
      Davvero, con il cuore, ti ringrazio.
      Buonanotte.
      Pier☼

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  4. Davvero odiosa la figura di Roberto…resta il fatto che uomini così ce ne sono parecchi e macchiano la categoria. Un bel post a favore delle donne ed in particolare di tutte le Deborah del mondo… inchino…

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    1. “E macchiano la categoria…” questa è la chiave di lettura giusta, da parte di una mente eccelsa che di recente ha riportato il proprietario, Mr. Gigi Faggella, simbolicamente sui banchi di scuola laddove il percorso formativo è iniziato… dando i risultati brillanti che conosciamo.
      Fa niente che la capiamo solo tu ed io. Ma sei un ammirevole grande.
      Un abbraccio,
      Pier☼

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      1. A molti farebbe comodo una donna colf che cucini e stiri le camicie, da lasciare a casa per fare i propri comodi… Per fortuna al giorno d’oggi è più difficile, ma ancora ci sono sventurate che cadono in queste trappole tese da uomini che non valgono nulla… La giornata sui banchi delle elementari è stata davvero emozionante…all’epoca sai bene che i valori dell’amicizia avevano una certa importanza che noi abbiamo conservato… Grazie Pierì, un abbraccio

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        1. La penso allo stesso modo.
          La giornata alle elementari l’abbiamo vissuta anche noi con emozione, sebbene a distanza. Ne abbiamo parlato con mia madre, ex insegnante elementare, e ti lascio immaginare la commozione.
          Un abbraccio. Ciao grande amico.
          Piero

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          1. Con noi c’era la figlia della nostra maestra… Aver visto tante persone con i capelli anche bianchi che si sono riunite nel ricordo di sua mamma l’ha resa orgogliosa perché si è resa conto che è riuscita a trasmetterci dei valori che non fanno parte di nessun programma scolastico… Porgi un bacio a tua mamma da parte mia…è una donna fortunata ad avere un figlio come te…

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            1. Ti ringrazio Gigi. Ti ringrazio anche a nome di mia madre.
              Ma permettimi di ringraziare tutte le mamme, insegnanti e non, che a qualsiasi età, in qualsiasi condizione, in qualsiasi posto del mondo, vivono con il cuore in gola l’amore dei propri figli, sin dal giorno in cui sono nati.
              Anche la tua mamma è fortunata ad averti come figlio.
              Un abbraccio a lei con la più sincera deferenza.
              Ciao, Pier☼

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                1. Purtroppo hai ragione da vendere. Ma guai a farlo notare ai figli di quelle mamme. Loro sono perfetti. Noi gli stupidi dal cuore tenero e le facoltà intellettive limitate, loro gli esseri perfetti, geniali, soprannaturali.
                  Ne riparliamo tra vent’anni, direi a un figlio oggi venticinquenne.

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                  1. Infatti è così…non è un luogo comune, ma quando venivo cazziato a scuola mi aspettava il cazziatone anche a casa…oggi guai a toccare i ragazzi a scuola…sono gli insegnanti a passare i guai… È questo che mi fa vedere un po’ nero nel futuro…

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                    1. Il punto è che noi lo vediamo così e abbiamo molte ragioni per farlo, ma questi ci dicono che lo vediamo così perché siamo di cultura “disfattista”.
                      Ad un filo-governativo, invasato, l’altro giorno ho detto: “Ciccio, io non vedo il bicchiere né mezzo pieno né mezzo vuoto. Io non vedo il bicchiere! Dov’è? Dove l’avete nascosto?” Ovvero fumo negli occhi, cortine di fumo… con i workshop, i metaplan, i training, le leopolde, le sagre di programma e tutte le minchiate copiate dalle metodologie delle multinazionali private che adottano tali sistemi per formare (leggi condizionare) le menti dei dipendenti.
                      Bene. Fatevi inscatolare. Poi però trovate il modo di venire fuori dalle scatole. Perché noi, secondo voi, non siamo capaci di tirarvi fuori. Eh, eh.

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                    2. Io sono diventato cinese. Non ridere. Sto sulla riva del fiume e aspetto. Giambattista Vico, che i suddetti non sanno nemmeno chi sia stato, ha teorizzato che la storia è fatta di corsi e ricorsi. Bene. Aspettiamo il ricorso. Poi ne parliamo vediamo chi è il coglione.
                      Ora, chi ci legge e fa parte di tale generazione di tronfi adulatori dello smartphone come mezzo per comunicare, fare affari, sposarsi, divorziare, lasciarsi, riprendersi e perfino fare sesso, dovrà un giorno ammettere che se non c’è la passione, l’anima, a sostenere l’attività cerebrale non ci sono molti motivi per vantarsi. Senza orgoglio, dignità, forza d’animo, grinta, amore, passione, gentilezza, compassione, solidarietà, non si è molto diversi da un animale o da un robot.
                      La “pietas” romana. Che tornino sui banchi di scuola, ma quelli veri, quelli che di recente tu hai voluto onorare. E che imparino.

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                    3. Magari capissero…il guaio è che “vuolsi così colà dove si puote”. Questa massa di nuovi tecnogeni crede di avere tutto sotto controllo ed invece chi è stato privato di ogni controllo sono proprio loro ed obbediscono come robot alle leggi dettate da chi comanda…zero personalità, zero cultura, zero sentimenti… Soldi e notorietà sono i nuovi dei a cui tutto si immola… Io me ne andrei in un monastero tibetano e non sto scherzando amico mio…ci penso seriamente

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                    4. Io sto aspettando di sistemare un po’ di cose e poi prendo il volo, amico mio.
                      Non è questo il Paese per cui io ho buttato il sangue.
                      Devo salutarti carissimo Gigi. E me ne dispiace.
                      Ti abbraccio. Pier☼

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                    5. Perdonate se mi permetto… ma le mie figlie il doppio cazziatone – prima a scuola e poi a casa – continuano a prenderlo.
                      Non si faccia mai l’errore di generalizzare…
                      Torno al mio posto. Saluti ad entrambi.

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                    6. Gentilissima Alice, sono io che torno al mio posto scusandomi per la generalizzazione. Hai fatto bene a precisare e la tua non è un’intromissione.
                      Anche io, di recente, su un altro blog ho rivendicato il diritto a non generalizzare, quindi è corretto che tale diritto sia riconosciuto a tutti i genitori che danno un’educazione ai propri figli.
                      Grazie per la visita e il commento.
                      Buona serata, Pier☼
                      PS in genere siamo più simpatici di così, ti assicuro… 🙂

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    1. La mia idea di base era che tante donne sono disposte a dare una seconda, una terza, una “ennesima” possibilità. La capacità di venire fuori da un tale labirinto è inversamente proporzionale alle “arti” e alle “manipolazioni” del lui di turno.

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      1. Ogni donna ha la capacità di vedere come è lui veramente, fin dal primo momento, ma a volte non sa credere in se stessa. Spesso si conta sull’idea di cambiarlo: mi amerà tanto da cambiare per me. Ed altre ancora credono di potercela fare comunque… I motivi possono essere tanti…

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          1. E se ci fai caso il dubbio nasce dal vedere e dal non voler vedere. Certo, lui potrebbe essere capace di inganno a tal punto da confondere i pensieri, ma è umano e fa degli errori, degli atti spontanei che fanno parte di lui. Segnali che vengono raccolti e messi in discussione, ma spesso sottovalutati e accantonati. Il non voler vedere risparmia delusioni e fa continuare l’inganno che zittisce la paura della perdita. Una donna che ama se stessa mette in dubbio l’altro appena ne scopre i segnali contraddittori, chiede spiegazioni e non troverà pace finchè non avrà ricevuto la verità, perché un amore ingannevole non è ciò che la renderebbe felice…

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            1. È una spiegazione compendiosa che trova riscontro nella stragrande maggioranza delle donne.
              C’è però una cosa che non dobbiamo dimenticare.
              Ogni essere umano adotta dei semplici comportamenti rivolti a portare vantaggi a se stesso. In qualunque campo, anche quello sentimentale.
              Questa donna vuole uscire dal cul de sac in cui è caduta e la cosa più semplice che pensa di fare è riprovarci. Anche se conosce, sa e prevede.
              Ma quando constata che è anche peggio di prima trova la forza per dire di no.
              Non tutte riescono a dire di no.
              E sanno, vedono e prevedono tutto distintamente.
              Ti sembra ragionevole?

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              1. A volte capita di amare nonostante tutto. Pur vedendo i limiti e i difetti dell’altro. Si conta sul fatto che tutti possono amare, anche uno così. Per alcune arriva il momento di mettersi alla prova e capire cosa si è disposte a sopportare ancora. Ed è qui che sorge la reale differenza tra una donna e l’altra… Il punto è: ma l’amore è davvero così forte da sostenere un rapporto così nonostante tutto? Tu parli di vantaggi, ed hai ragione, perché è forse solo questo il motivo, il vsntsggio? Cosa mi può dare, nonostante tutto? Sono disposta a spendere tanto per così poco? Abbiamo così tanta paura di rimanere da soli che siamo disposti a soffrire o amiamo incondizionatamente perché è lui e non un altro…? Belle domande che non possono avere un’unica risposta…

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                1. Dovresti in qualche modo conoscere alcune realtà. Per esempio quella del sud, laddove ancora l’assurda sacralità dell’uomo all’interno del nucleo familiare, ne fa ancor oggi un despota e un tiranno.
                  Così finisce che ogni moto di recupero della dignità, viene soffocato dalla mentalità prima e dalla comune morale dopo.
                  Ci sono ancora molte donne che sono disposte a subire di tutto, ad esempio, pur di testimoniare che la loro unione (possibilmente il matrimonio) funzioni e non trovano vie d’uscita.
                  Votandosi, di conseguenza, a subire di tutto.

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                    1. Senza ombra di dubbio. Ma ce ne sono ancora tanti a pensarla in modo diverso. Vedi il commento di Gigi di pochi minuti fa. Non è una realtà che osservo solo io…

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                    2. Certo che ci sono, figle di donne convinte che così deve essere… Se c’è una madre che ti spinge a venerare l’uomo, a servirlo, perché lui è uomo, le cose non cambieranno… Io sono cresciuta soffocata da questa mentalità, l’h0 vissuta sulla mia pelle. So bene cosa vuol dire essere alimentate con pane e convinzioni sbagliate…

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                    3. Non attribuirei tutta la responsabilità alle mamme Dora, ma ad una cultura maschilista che non ha fine.
                      Ti faccio un esempio. La Regione Puglia uscente, a maggioranza “progressista” ovvero ex comunista, ex di sinistra, comunque guidata dal governatore gay Vendola (per definizione di mentalità aperta), ha bocciato la norma che prevedeva la parità di genere ovvero l’obbligo di indicare sulla scheda elettorale un candidato consigliere maschio e un candidato femmina.
                      Risultato? Il Consiglio regionale eletto non ha nella maggioranza alcuna donna. Su 50 consiglieri ce ne quattro nella minoranza (M5S) più due assessore nominate, per salvare la faccia, da Emiliano.
                      Non è familiare il problema. Ma culturale.

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                    4. Certo che è culturale, ma questi adulti di chi sono figli? Ricordi le sorelle materassi? Tutto è culturale, ma sono le famiglie che per prime dovrebbero pretendere il cambiamento. Mentre io crescevo con questa mentalità solo femminile (mio padre non era d’accordo con questa linea di pensiero), c’erano amiche che godevano di altri insegnamenti…

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                    5. Sono figli di una cultura medioevale, in cui il signore del villaggio esercitava anche lo ius primae noctis. Una cultura che in Italia (che non è una Nazione ma un agglomerato di oltre ottomila comuni), ancor oggi suddivide moralmente e culturalmente la società in caste.
                      La casta politica poi è la più becera propaggine di quella feudale, dove gli interessi da soddisfare primariamente erano quelli del signore di turno.
                      Ci sono dei paesi qui nei dintorni di Bari in cui la peggior offesa è ancora “figlio del marchese”.
                      Le mamme, onestamente, non c’entrano nulla, poverette. Sono vittime del sistema e, in quanto tali, soggiogate da quella cultura che le voleva bestie da soma, apparati riproduttivi, cuoche e cameriere.

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                    6. Qui da noi la madre è la stella polare. È saggia. Mette fine alle diatribe. Difende tutte le persone che ama. E non disdegna la fatica, anche quella fisica.Ama i propri figli. Li protegge. Li aiuta sempre.
                      Questa mamma, che non ha un’estrazione culturale né un’origine territoriale, è la stessa mamma che accoglie in casa il figlio che ha perso il lavoro e lo fa vivere della propria pensione.
                      La famiglia, in particolare la madre, è diventata negli ultimi anni l’ammortizzatore sociale più importante ed efficace.
                      Vorrei prendere i governanti, quei giovanotti che tu difendi, che fingono di non capire che i disoccupati vivono sulle pensioni della madre e del padre (che non sono milionarie ma di poche centinaia di euro), e fargli mangiare un po’ di cacca. Così quella boria da bocconiani saccenti se la tolgono dalla faccia da pirla che hanno.
                      Conosco molte mamme che dovrebbero santificare. E conosco anche un uomo che ogni giorno va al cimitero a piangere sulla tomba della propria madre. Aveva perso il lavoro e viveva della sua pensione. Poi la poveretta è morta. Se ne stanno occupando i servizi sociali.
                      Lascia stare le mamme, per favore.

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                    7. Guarda che hai inteso male, i giovani che difendo non vanno oltre i venticinque anni di età (circa, non voglio essere fiscale), non sono di certo coloro a cui ti riferisci. Io credo che bisognerebbe finirla di dire che un quarantenne è giovane. Un quarantenne può essere giovane rispetto ad un ottantenne, ma non rispetto ad uno che giovane lo è realmente. Ci sono donne che a quarant’anni non possono più avere figli. Credo che dare del giovane ad un quarantenne precario, che ancora non ha una stabilità economica sia un modo per zittirlo… Io difendo i giovani, ma solo quelli anagraficamente giovani… E per il discorso mamme, sono d’accordo con te che ci sono persone meravigliose (forse la maggioranza), ma esistono anche tante che mamme non sanno esserlo… Ed io è di queste che parlo, non di tutte le donne, perché in caso contrario sarebbe parlare tanto per farlo…

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                    8. Le mamme di cui parli tu, sono un’esigua minoranza. Sono obbrobri. Sono contro natura. Perfino una madre assassina ama il proprio figlio (ne stanno parlando proprio in questi giorni).
                      Circa i discorso sui giovani, sorvolo. La generazione di cui parlo è quella che trova nel “matteuccio da Firenze” il miglior guitto che l’Italia abbia mai avuto.
                      Al di là delle tue o mie classificazioni personali, quelli sono i giovani.
                      Vedrai i guasti che piangeranno i tuoi e i miei figli fra venti, trenta anni…
                      Devo salutarti, mi spiace. È tardi.
                      È sempre molto interessante confrontarsi con te.
                      Buonanotte, Dora.
                      Pier☼

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    1. Pinuccia Cara. Quando svelerò le mie fonti di ispirazione per questo, il precedente (Dancing) e il prossimo post (titolo da definire), rimarrai di stucco.
      Oppure no.
      In ogni caso “mi casa es su casa” quindi qui puoi esprimerti come meglio credi.
      Un abbraccio e grazie.
      Pier☼

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      1. Siamo tutti vittime dei correttori… il T9 del mio smartphone mi fa impazzire! L’altro giorno invece di “se” ha scritto “aereo”… no ma dimmi tu… che cavolo c’entra?

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        1. Però per fortuna avete imparato a riconoscerli o almeno a creare lo scudo che vi difenda da uomini così.
          È pur vero che ci sono donne che ci cascano di nuovo… ma sono sempre meno.

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  5. Rendersi conto di essere alla frutta e cambiare strada è l’unico modo per mantenere la propria dignità e concedersi la possibilità di ricominciare. Bellissimo racconto 🙂

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    1. Di fronte ad una situazione e ad un uomo così era inevitabile. Ma c’è sempre chi ci ricasca.
      Grazie Silvia della visita e dell’apprezzamento.
      Un abbraccio, Pier☼

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  6. E Deborah ha avuto il coraggio di salire sul taxi e andarsene…Tante altre invece rimangono, con la speranza che tutto cambierà in meglio ed invece nella maggior parte dei casi, si peggiora la situazione. Buona giornata Piero, un abbraccio Giusy.

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    1. Con uno che piuttosto che parlarle al cuore, mostra la bieca fierezza della mascolinità, sarebbe stato comunque difficile.
      Ma mi rendo conto che molte donne ci ricascano.
      Grazie cara Giusy, un abbraccio.
      Pier☼

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  7. Che odiosi gli uomini così.Pieni di sè, convinti di avere ai loro piedi tutte le donne, che quando si svegliano sono però in grado di lasciarli a bocca asciutta. Ottima conclusione caro Piero che mi trova assolutamente d’accordo sulla scelta di lei. Ciao. Isabella

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    1. Purtroppo per loro, quegli uomini sono sempre stati “alla frutta” ma non sono capaci di rendersene conto.
      Grazie, Isabella, sempre un grande piacere che tu passi da qui e commenti i miei post.
      Un abbraccio, Pier☼

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    1. E una critica agli uomini tracotanti e pieni di sé, che credono di far cadere le donne ai propri piedi, guarda caso tirando fuori il peggio.
      Grazie a te, Franca.
      Sempre onorato delle tue visite e dei tuoi commenti.
      Un abbraccio, Pier☼

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