Camelot: la vera storia di Re Artù (Isso), Ginevra (Essa) e Sir Lancillotto (’O Malament)

Parte prima.

La spada dalla roccia, l’aveva estratta. Le battaglie, le aveva vinte tutte. La pace, l’aveva portata. Il castello dorato, l’aveva costruito. Ora, nel regno di Re Artù non v’era nulla che non fosse splendido, sfolgorante, meraviglioso.

Camelot si era ormai trasformata nella sfavillante icona della prosperità, tanto che tutti aspiravano ad abitarvi, giungendo a frotte dalle campagne. C’era lavoro per tutti e ognuno poteva coltivare il proprio sogno senza preclusioni di sorta. E c’era tanta allegria! Ogni pretesto era utile per concludere le giornate con festeggiamenti o imbandire tavolate interminabili nei vicoli e nelle piazze.
Nei fine settimana i Cavalieri della Tavola Rotonda, sfidati da valenti guerrieri provenienti da ogni angolo del reame, si cimentavano in giostre e tornei in onore delle donzelle in età da marito. Alla domenica pomeriggio, invece, si svolgevano gli incontri di quella curiosa tenzone inventata da Merlino che consisteva nel rincorrere una palla di pezza, rubandosela l’un l’altro e cercando di infilarla in una specie di canestro. Il gioco fu subito giudicato sciocco dalle madame, tanto da procurare non poche incazzature, proprio perché sembrava far perdere la ragione, più dell’amore o del sesso, ai maschi. I quali ne erano talmente entusiasti da aver istituito un campionato a squadre che durava mesi. L’ambito premio di fine stagione alla compagine che aveva accumulato più punti, consisteva in un etto di scudi – la moneta corrente -, che successivamente sarebbe stato argutamente denominato “scudetto”.
Insomma il regno di Re Artù era all’apogeo dello splendore. Ma anche dove c’è tanta felicità, ci può essere qualcosa che non funziona.
Re Artù, proprio lui, l’ispiratore di quella gioia, il più acceso sostenitore del bene e della prosperità collettivi, il Re più democratico e per certi versi più comunista – più di Gesù Cristo e un po’ meno di Carlo Marx che sarebbe arrivato molti secoli dopo -, era, di fatto, l’essere più triste del regno. A nulla servivano l’ammirazione e le lodi in cui i sudditi si sperticavano ogni santo giorno.  Per lui la vita era monotona, scialba, piatta.
Certo, era tutto ben gestito dalle segretarie che gli organizzavano battute di caccia, ricevimenti ufficiali e riunioni della Tavola Rotonda. Ma tutto stava diventando stucchevole, noioso, pesante. Senza contare le barbose discussioni coi vari Cavalieri, soprattutto su che cosa fosse il Sacro Graal e dove andare a cercarlo. Di qualche sano e benvenuto colpo di scena – di quelli che permettessero di discutere, dividessero gli animi, spingessero a schierarsi, dall’una o dall’altra parte, per esempio in innocentisti  o colpevolisti -, nemmeno l’ombra.
Toccò a colui che conosceva più di tutti Re Artù, Mago Merlino, di trovare la soluzione all’inghippo: allo scintillante regno di Camelot, e al suo Re, mancava una Regina!
“Geniale!” – dissero in coro Sir Parsifal, Sir Ivano e Sir Tristano, sbigottiti dall’ennesima perla di saggezza di Merlino.
“Resta solo da convincere Artù! Quel ragazzo è così… orgoglioso!” – proclamò serissimo lo stregone.
Come fare? Artù non avrebbe mai accettato nozze combinate. Il lampo di genio venne a Sir Parsifal: “Artù è il primo a rispettare le leggi, giusto?” – Gli altri annuirono  – “E non si permetterebbe mai di andare contro una delibera della Tavola Rotonda, giusto?”  – Di nuovo quelli annuirono, più curiosi – “Dunque approviamo un ordine del giorno in cui si decreti che Camelot debba avere una Regina. Istituiamo dei gruppi di lavoro per profilare la donna ideale e poi andiamo  a cercarla!” – concluse Sir Parsifal, fierissimo di sé.
Nei giorni successivi, alla prima occasione, la delibera fu approvata all’unanimità e re Artù, obtorto collo, accettò che si procedesse e s’istituissero tre diversi gruppi di lavoro, guidati – guarda caso come suggerito dal solerte Merlino -, dai tre cavalieri che avevano ordito il complotto.
Ma lo stratagemma di Merlino funzionò solo in parte. I tre cavalieri riuscirono a manipolare i colleghi ottenendo pieno consenso sulla caratteristica fondamentale che la regina avrebbe dovuto avere – strafiga! -, ma la discussione si arenò sul confronto serrato di due correnti di pensiero opposte: strafiga e oca giuliva sottomessa o strafiga intelligentissima con spiccate doti di leadership?
Mentre gli animi si infervoravano e la Tavola Rotonda cominciava ad assomigliare a quelle che in futuro sarebbero state le trasmissioni televisive dove tutti parlavano di tutto e contro tutti, lo sconforto cominciava a insinuare, nel già riluttante Artù, l’idea che forse sarebbe stato meglio lasciar perdere. Ma una voce si levò, con tanta forza e autorità, a zittire istantaneamente tutti. Era quella di Sir Lancillotto.
Che Lancillotto fosse presente e addirittura prendesse la parola, costituiva di per sé un avvenimento straordinario. Di solito se ne stava nella sua scintillante armatura, in riva al lago, a leggere i filosofi greci e a meditare! Per la verità, a Merlino, la presenza di Sir Lancillotto parve molto sospetta. Ma come negare al primo cavaliere del Re di esprimersi in libertà? Infatti, tutti presero posto e stettero ad ascoltarlo.
“Sire, Mylords, e tu sagace Merlino, vi prego, ascoltatemi.” – esordì Lancillotto con tono grave – “La bellezza di Camelot merita una Regina altrettanto bella, certo! Ma l’immagine di terra promessa – che sono sicuro i nostri posteri vorranno riprodurre, fondando metropoli in terre lontane, magari al di là dell’oceano -, richiede una figura femminile altrettanto prestigiosa.” – Lancillotto fece una pausa, guardò uno alla volta negli occhi i convenuti e poi proseguì: “Con la purezza d’animo che mi contraddistingue, vi dico: c’è una sola donna che possa essere degna di Camelot, perché bellissima e infinitamente intelligente: Lady Ginevra!” – Un’ulteriore pausa, prima di concludere: ”Non la conosco personalmente, ma so dove potrete trovarla.”
La sorpresa durò giusto un attimo, poi una standing ovation si levò spontanea e improvvisa. Solo Merlino se ne stava defilato e scrutava Sir Lancillotto con l’aria diffidente del carabiniere.
“Questo non me la conta giusta…” – pensò Merlino.
 continua…

130 risposte a "Camelot: la vera storia di Re Artù (Isso), Ginevra (Essa) e Sir Lancillotto (’O Malament)"

      1. ahaha! guarda visto che non vado di lettore per i blog che frequento di più, e vengo a manovella, son passata a vedere fino a poco prima che tu pubblicassi la prima parte! a beh se è per questo perchè tu sei venuto a salutarmi scusa? eheh!

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        1. Fino a “Dimmi che ti manco” non mi sono perso una virgola del tuo pensiero… poi hai pubblicato il TAG evoluzionista che NON mi piace, ed oggi hai pubblicato “Attentini” che non ho ancora letto… Non ti puoi proprio lamentare! 😀

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  1. Devo ammettere quando ho letto parte delle “The Canterbury Tales ” di Geoffrey Chaucer c’era già la regina -Queen Guinevere- ossia the lady from the lake, almeno se mi ricordo bene. Era probabilmente la seconda parte!. Ti ringrazio tanto, Piero, per la tua bellissima spiegazione della leggenda.

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                    1. Potrebbe essere il titolo di un blog condiviso, in cui il obiettivo principale sarebbe quello di dissacrare le seriose questioni della vita e prenderla con una filosofia un po’ più “allegra”…

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                    2. Già mi vedo l’about.
                      “Non siamo in tre, ma in due. Solo che quando ci mettiamo al lavoro, si scatenano potenti sinergie che aggiungono un’altra forza alla nostra forza, un’altra verve alla nostra verve, un’altra genialità alla nostra genialità.
                      Ai cultori della logica e della matematica questo sito è proibito. Qui, infatti, si dimostra una volta per tutte che 1+1 fa 3”.
                      😀 😀 😀

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                    3. Certo che no, al massimo facciamo giochini a due a due, ognuno con la propria metà!
                      Può funzionare… anche perché dovremmo chiarire da subito che gradiamo commenti schietti, perfino acidi e che, se commentiamo a nostra volta, saremo proprio cattivelli, anzi stronzissimi…

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                    4. Sì, con l’angolo dei cuori infranti e quello del “ditelo a…” dove smantelliamo e rimontiamo a piacimento convinzioni, assunti, dogmi…
                      Se si offendono, pazienza… se colgono l’ironia, si divertiranno… e se partecipano attivamente alla parodia, magari imparano a risolvere qualche problema vero… ahahaha

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                    5. Affare fatto Sir! Quindi la settimana prossima, presumibilmente libero da un po’ di incombenze, metto giù delle idee e te le mando in privato. Ovviamente fai altrettanto tu!
                      😀

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  2. Ciao Piero. Finalmente, riesco a leggere questa pagina. Bellissima questa narrazione, avventura, magia e mistero- siamo nel mondo delle leggende celtiche-, e poi intrighi e..amore, “asse portante” di ogni storia, canzone, racconto o libro, Bibbia compresa (riusciamo ad imamginare Mose’ senza Sefora, Sansone senza Dalila, Abramo senza Sara e Agar, o davide senza Betsabea?).
    Asse portante, dunque, anche delle saghe del ciclo britannico, arthuriano. Lancillotto, che e’ anche un nostro eroe d’infanzia, con un nome che a me suonava quasi onomatopeico, “lancillotto_lancia”, nel quale molti ragazzi come me si sono un po’ identificati, come pure in Robin Hood, Ivanhoe ed altri. Forte, valoroso e scaltro (“vi dico: c’è una sola donna che possa essere degna di Camelot, perché bellissima e infinitamente intelligente: Lady Ginevra!”…). Aspetto la seconda parte, ciao 🙂

    Marghian

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    1. “Isso”, mi ricorda che noi in Sardegna, da ragazzi, chiamavamo “Issu” (Egli) l’attore principale di un film, soprattutto di un film western, ma anhche di avventura o di guerra”. Il nemico di turno, invece veniva da noi chiamato “Su capu treittòri”, “Il capo traditore”, anche se nella trama il tradimento non c’entrava affatto.

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      1. Grazie per queste “perle”.
        Ogni dialetto ha le sue caratteristiche locuzioni che spesso risultano molto più significative delle rispettive versioni italiane.
        Il sardo è a mio avviso, uno dei dialetti italiani più belli e musicali. Ricordo le canzoni dei Tazenda e un paio di canzoni di De André, ad esempio, che me ne fecero innamorare.
        Grazie ancora.
        Ciao, Piero 🙂

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    2. Ciao Marghian, innanzitutto grazie per gli apprezzamenti.
      Il ciclo arthuriano, del quale si fatica a trovare i corretti riferimenti storici, è tra le più belle leggende fondata sull’amore. Artù era un tutt’uno con la terra, Merlino aveva a cuore le sorti della Britannia, Ginevra amava segretamente Lancillotto, e questi era devoto agli ideali e ai valori della Cavalleria, insieme ai suoi pari.
      Spero di essere perdonato per la “strumentalizzazione” a fini narrativi che complessivamente ne farò.
      Ma, come dici giustamente tu, è l’amore che muove il mondo ed è con l’amore che comunque finirà anche la mia storia.
      Sto “raffinando” il seguito che credo di pubblicare dopodomani.
      Ti ringrazio infinitamente.
      Ciao, Piero 🙂

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      1. “E’ l’amore che muove il mondo”, guarda li’, per gli autori della saga di Re Artu’ come per Dante (l’amore che move il sole e l’altre stelle..), la globalizzazione c’era gia’… 🙂 Ma non e’ solo una battuta, e’ davvero cosi’. E torniamo all’universalità (e trascendenza?!) di cose come l’amore, l’odio, la giustizia, l’eroismo, ed il suo opposto. Gia’, gli opposti. Vien difficile nominarlo, ma e’ cosi’: il mondo e’ mosso dall’amore ma -ahime’- anche e dall’odio: e’ la lotta fra bene e male, tra luce e tenebre, entrambi presenti, anche nei racconti cavallereschi.(ma anche nella storia.). Ciao a presto, Marghian 🙂

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        1. La prospettiva che proponi ovvero l’amore come asse portante di una globalizzazione da sempre esistita, è assolutamente condivisibile.
          Purtroppo non v’è limite alla “cecità” umana che spesso preferisce scorciatoie a strade più irte e faticose.
          È fuori di dubbio che regalare amore sia più faticoso di coltivare odio.
          Grazie Marghian per i tuoi sempre costruttivi e profondi commenti.
          Ciao, Piero 🙂

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  3. Buon Ognissanti. Ma.. quanto piu’ “buon” e’ Ognissanti quando cade di lunedi’, di martedi’, eccetera..perche’ si sta a casa un giorno in piu’ 😆
    Il saluto, per ora, poi leggero’ il post. Ciao Piero 🙂

    Marghian

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      1. “Il sardo è a mio avviso, uno dei dialetti italiani più belli e musicali.”.Ciao Piero. Vero, solo che.si dovrebbe specificare pero’ “quale sardo”, abbiamo tre, quattro e piu’ idiomi diversi: due fondalmentalmente, il Nuorese- quello dei Tazenda, per capirci,ed il campidanese. il mio dialetto, e c’e poi il Gallurese – che sembra piu’ siciliano che sardo…, ed hanno le loro varianti.
        Il dialetto piu’usato in poesia e canto folk e’ il Nuorese- vedi Tazenda-, seguono il Gallurese ed in ultimo il mio. I nuorese ed il mio dialetto sono cosi’ “simili e diversi” che se tu, non conoscendolo, ti accingessi a studiare lo spagnolo, faresti la stessa fatica che farei io, oristanese, ad imparare il nuorese. Un piccolo esempio: i Tazenda cantano “Notte annèu,chèna una lumèra”- notte buia, senza una luce-. Io invece dico, “notti iscura, chèna una lusci”. Loro: “abbàida in cue”; noi: “càstia ingùi” (“guarda li'”). Pensa che per tradurre “I Tazenda” io che pure sono sardo devo ogni tanto sbirciare in internet. (“desvelos”..ah,significa “segreti!”..noi diciamo “segrètus”… 🙂 ). Ciao.

        Marghian

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        1. Ciao Marghian, credo che alla fine sia proprio questa la bellezza dei nostri dialetti. Anche in Puglia trovi dialetti molto simili o completamente diversi a pochi chilometri di distanza.
          Ciò che mi chiarisci è davvero affascinante. Essendo un cultore delle lingue e degli idiomi, hai suscitato curiosità. Vedrò di approfondire! Grazie infinite per queste davvero interessanti note.
          Ciao, Piero 🙂

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  4. Dopo fatiche e conquiste, quando la tensione riposa..Non si ė capaci di cedere alla noia:Una Regina completa l’opera,ma non ė forse vero il detto:- “Al cuor non si comanda?”. Spero Artù non segua le direttive degli altri ma ascolti solo il suo cuore. ☺

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    1. Impossibile dimenticarlo: “Come mai non siamo in otto? Perché manca Lancillotto!”
      Ti prometto che toglierò presto i dubbi… 😀
      Grazie! Ciao, Piero 🙂

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  5. Ma Ginevra com’è, strafiga oca giuliva sottomessa? Oppure strafiga intelligentissima con doti di leadership? Simpatici questi racconti…attendo il seguito…ma dimmi, dove prendi l’ispirazione per i tuoi variegati racconti, Sir!

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    1. Per la stragrande maggioranza dei miei colleghi ometti, credo che innegabilmente debba essere strafiga oca giuliva e sottomessa.
      A me basterebbe che Ginevra fosse una donna, di classe, intelligente e arguta. Una con cui hai grande piacere a dialogare e confrontarti. Che ti fa crescere spiritualmente. La bellezza è soprattutto nell’armonia che una donna emana.

      Le mie ispirazioni? Fotogrammi e pentagrammi, ovviamente!
      Per esempio “Ivanoe”, serie di telefilm della mia infanzia passata davanti alla TV bianco e nero. Più recentemente “La spada nella roccia” che i miei figlioli allora pargoletti, mi costringevano a guardare insieme a loro. Oppure il film “Il primo cavaliere” con Sean Connery e Richard Gere o quello, più d’azione, “Excalibur”.

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      1. Meno male che la personificazione di Ginevra, non assomigli a Belen! Tu sei un uomo di classe se cerchi in una donna, non l’apparire ma “l’essere”, sono fiera di te, in giro c’è certa gente…In quanto a Excalibur, mi sento spiazzata, tra Sean Connery e Richard Gere…e chi se lo dimentica quel film!!! Buonanotte, caro Piero sei davvero un gentleman, ti abbraccio Giusy

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