L’età dell’amore

Nonostante avesse superato da un pezzo quell’età che potesse consentirgli di definirsi ancora giovane, Sergio non riusciva a scorgere su di sé alcun segno d’invecchiamento. Al contrario, sentendo energie fisiche e facoltà cognitive praticamente immutate, era convinto di essere rimasto sospeso in una sorta di limbo, laddove il tempo sembrava non avere su di lui alcun effetto.

Se proprio avesse voluto applicarsi ad individuare, con maggiore umiltà, i sintomi di una stanchezza proporzionata alla raggiunta maturità, avrebbe potuto riconoscerli solo nella sfera sentimentale, da cui s’era volutamente defilato. Ad un certo punto, infatti, aveva deposto le armi e consegnato all’oblio i ricordi, tornando a rievocarli occasionalmente negli stucchevoli copioni machisti consumati con gli amici, dove, tra un drink e l’altro, a ciascuna delle molte conquiste vantate usava sottrarre ogni poesia e dolcezza.

D’altra parte, a mano a mano che la saggezza andava ristabilendo un più equo metro di giudizio sul suo passato, si vedeva costretto a confessare di non essere mai stato completamente innamorato di alcuna delle sue donne, avendo riservato consapevolmente ad ognuna un “amore” diverso, privo cioè di quella pienezza che non avrebbe dato adito a dubbi.

Tuttavia le equazioni della vita sono alquanto strane e spesso contemplano regole confermabili da almeno un’eccezione, nel suo caso l’ultima donna avuta che, rivoluzionando il suo modello di rapporto di coppia, riuscì anche a ribaltare la radicata convinzione che i grandi e struggenti romanzi d’amore fossero pura fantascienza. Analizzandola a posteriori e con freddezza, la storia con quella donna si era trasformata in una nemesi proprio perché lei lo abbandonò, senza motivi validi, appena ebbe la certezza che egli permanesse in un incantato innamoramento.

Fu dunque a causa di quella cocente delusione che la sua coscienza incontrò il primo vero bivio, di fronte al quale lo “sciupa-femmine”, ormai pentito, scelse la strada della capitolazione, rinunciando ad ogni frenesia di riconquista e sforzandosi di conferire valore all’inedita condizione di solitudine.

Arrivò poi il giorno in cui si accorse d’essersi riavuto dal trauma, provando un irresistibile desiderio di respirare aria nuova e fresca, riscoprire la bellezza della vita e, in definitiva, tornare a sorridere con il cuore. Ma questa ritrovata gioia si rivelò subito effimera poiché, nella recuperata lucidità, Sergio scoprì che la colpa di essersi frettolosamente arreso, dando ascolto solo al proprio orgoglio, non era ancora andata in prescrizione. Né, d’altra parte, risultò di alcuna utilità sostenere che sia la perdita di quell’amore bellissimo sia il manifesto disinteresse a cercarsene un altro, per uno come lui, fossero pene già severe, per di più non condonabili giacché prive delle comuni attenuanti: la desuetudine al corteggiamento e la paura.

Sprofondando nella nuova crisi, Sergio s’impose di mettere in pratica una fase “esplorativa” e tornò a guardarsi intorno. Poiché in ogni donna che suscitava il suo interesse, non riusciva a riconoscere i tratti familiari e rassicuranti di quelle già conosciute, decise di darsi un metodo, ricorrendo a contorti schemi di valutazione per stabilire come dovesse essere la “fortunata”. Intelligente o stupida? Colta o ignorante? Matura o giovane? Alta o bassa? Magra o curvy? Bionda o bruna? Doveva assomigliare di più o di meno a qualcuna delle sue ex? Poteva rinunciare a bellezza e freschezza fisica, guadagnando in spessore emotivo, affidabilità, saggezza? E mentre i foglietti si riempivano delle vistose cancellature di ogni decisione già presa, nonostante i notevoli passi in avanti e il sincero pentimento, Sergio cominciò a rassegnarsi di non riuscire a capire quelle misteriose equazioni che rendevano l’amore non programmabile. Stressato e stanco, si arrese ancora una volta e si rituffò nei suoi interessi: la musica, il teatro, la lettura.

Ma le sorprese non erano finite.

Da tempo Sergio frequentava una panetteria dove lavorava una ragazza molto gentile che serviva i clienti con cura e attenzione, dimostrando di avere una buona cultura e dando l’impressione di essersi adattata a quel lavoro per pagarsi gli studi o l’affitto di casa. Non doveva avere più di ventiquattro, venticinque anni. Piccola, ben fatta, biondina, occhi di un celeste intenso che brillava ancor più quando il sorriso le illuminava il viso.

Stranamente, Alessia – così si chiamava la ragazza -, lo trattava con particolare riguardo e non perdeva occasione di consigliargli i migliori prodotti del giorno, adottando – quando doveva servire lui -, un’intrigante flessuosità nel compiere i ripetitivi gesti e dedicandogli, sempre più frequentemente, strani e fugaci sguardi.

Almeno, era ciò che Sergio coglieva – non essendo uno sprovveduto -, fino a rimanere alquanto turbato dal fatto che quella ragazzina potesse interessarsi a lui. Affascinante lo era sempre stato ma… No, non era il caso di darle importanza sebbene si ritrovasse sempre più spesso a fantasticare un’avventura con quella bella ragazza.

Col tempo, aspettando nella panetteria, giunse a cedere volentieri il turno a chiunque glielo chiedesse e anche a quelli che non manifestavano alcuna impazienza, pur di rimanere qualche minuto in più a contemplare Alessia che si destreggiava dietro il bancone. E quando costei s’assentava, si lasciava servire con molta riluttanza dalle altre addette. Anzi provava un moto di fastidio, che presto virò verso la gelosia, se immaginava che lei stesse trascorrendo un giorno di sfrenata passione con un ipotetico fidanzato.

Giunse perciò il momento in cui il bel viso di quella ragazza diventò un’ossessione che Sergio non ebbe più pudore di dissimulare, fino al punto che gli abituali clienti della panetteria, appena lo vedevano, anticipavano la sua profferta di aspettare ancora, dandogli così modo di rimanere ad ammirarla. E gli parve di toccare il fondo, quando si rese conto di uscire dal negozio con l’aria colpevole o rammaricandosi di non aver saputo – né voluto-, mantenere il distacco e il controllo delle proprie emozioni. Oppure di non aver preso l’iniziativa.

Ma come si suol dire, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi e la realtà riesce spesso a superare la fantasia.

Mentre giorni e mesi avevano ritmato stancamente il rituale fatto di sorrisi, ammiccamenti, lapidarie battute, stringate informazioni sulle rispettive vite private, interrotti solo dallo stizzito reclamo di attenzioni da parte di clienti cui toccava assistere all’evidente corteggiamento in atto, Sergio sentiva crescere il desiderio che qualcosa, in un senso o nell’altro, dovesse accadere.

Le sempre più insonni e irrequiete notti, lo spinsero finalmente a prendere una decisione. Purtroppo negativa. Sarebbe andato a comprare il pane per l’ultima volta e le avrebbe detto: “Alessia, non sono l’uomo giusto per te!”

Invece, proprio quel giorno, accadde che la ragazza, approfittando della calma all’interno del locale, lo servisse come al solito ma, una volta alla cassa, gli dicesse: “Ti decidi a chiedermi il numero del cellulare o devo chiedere io il tuo?”

La sorpresa e la risata di gusto che seguirono l’arguta battuta, furono rievocate più volte nell’unica telefonata, effettuata la sera stessa, in cui Sergio, senza averlo premeditato, invitò Alessia ad uscire per cenare insieme, incontrando il grande entusiasmo della ragazza.

Già al telefono il tono delle loro voci era quello caldo e tenero di due persone che sembrano essere in confidenza da sempre ma durante la cenetta, fu ancora più rilassato, divertito e coinvolgente. La bella serata si consumò in fretta e giunse il momento del commiato. Sergio fermò l’auto sotto casa di Alessia. L’aria era frizzante e c’era una strana calma in giro, poco traffico e pochi passanti. Si guardarono a lungo negli occhi. Alessia comunicava ormai apertamente l’attrazione verso Sergio il quale, al contrario, sembrava ingessato. Lei infine gli gettò le braccia al collo e lo baciò, prima lievemente, due, tre, volte e poi premette con forza le labbra, ottenendo finalmente che quelle di lui si dischiudessero.

Fu un bacio lungo e appassionato. Improvvisamente tutto ciò che era intorno a loro non esistette più. Erano lì, due anime avvinte da un travolgente slancio, pronte a scatenare gli impeti più passionali che avessero mai provato. Ma improvvisamente Sergio sciolse l’abbraccio e si ritrasse: “Che stiamo facendo? Potrei essere tuo padre!” – esclamò, gelando e spegnendo la felicità della sbigottita ragazza. Senza aggiungere una parola, aprì la portiera facendole intendere che voleva che se ne andasse. Mise in moto e partì, spietatamente determinato a voltare le spalle non a lei ma quel dolcissimo cuore che aveva percepito, per un lungo istante, battere forte in gola.

Sergio non si recò più in panetteria, né vi furono ulteriori contatti telefonici.

La solitudine è però una brutta bestia e sospinge alle introspezioni e, soprattutto, ai ripensamenti. Presto crebbe il biasimo per aver rinunciato a qualcosa che si era annunciato molto bello e coinvolgente. Così un giorno Sergio prese il coraggio a due mani e decise di tornare a cercare Alessia. Con grande sorpresa scoprì che la ragazza non lavorava più in quella panetteria. La sua sostituta lo soppesò un attimo e poi gli chiese se per caso fosse “quel Sergio” e, ottenuta conferma, gli consegnò con aria triste un bigliettino.

Caro Sergio… Mi spiace, sono partita per non tornare mai più. Sono partita con la morte nel cuore, per non averti potuto amare come avrei saputo. Mi rimane il dolce ricordo dello slancio di quella sera ma non posso dimenticare il modo in cui lo hai respinto. Dovrei forse esserti grata per avermi voluto rispettare? Io quel rispetto non l’avevo chiesto. Piuttosto pretendevo il tuo amore, ansiosa com’ero di donarti il mio. Il quale, tu non sai, tu non puoi saperlo, era così grande che avrebbe sbiadito dalle carte d’identità le nostre date di nascita. L’amore non ha età, rammentalo. Addio. Buona fortuna, Alessia.

La cacofonia della città, fatta di rumori e frenesia, accolse il ritorno in strada di un Sergio che, completamente smarrito, pallido in viso e tremante, stringeva a sé quel bigliettino come se fosse un simulacro. Le secolari statue di marmo che adornavano il centro storico sembravano guardarlo con severità e negli sfuggenti sguardi dei passanti, riusciva a scorgere la grande commiserazione che probabilmente provavano.

Qualche goccia di pioggia cominciava a cadere. Forse il cielo aveva deciso di rammaricarsi e piangere un po’ per rendere il momento ancora più solenne. Tutta l’altra vita, intanto, colorata delle frizzanti luci e della gioia passeggera del Natale, scorreva intorno a lui, come se niente fosse mai accaduto.


Vangelis – Song of The Seas – Collection, 2012

39 risposte a "L’età dell’amore"

  1. Credo che l’Amore esista ma non si faccia trovare se lo cerchi. Credo ti si abbatta addosso con furia, come un tornado che cambia i connotati di tutto ciò in cui ti riconoscevi e conoscevi.
    E allora non esistono più incertezze; è una vertigine, è un capogiro.
    Non importa più nulla. Nè l’età, nè la razza, nè la cultura, nè il ceto sociale.
    Niente. Tutto spazzato via.
    Se è l’Amore, con quella A maiuscola, va così.
    Non hai tempo di opporre resistenze. Non hai tempo di fare nulla se non lasciarti catturare, se non consegnarti. Arrenderti.
    Poi sarà quel che sarà .Ma non si può resistere a certe forze. Non si può.
    Se si resiste e si tentenna è “qualcosa di meno” di quell’ Amore che io intendo. O molto di meno.
    Ma io sono una romantica sfrenata.
    Ciao Piero.
    Non ricevo nemmeno le notifiche di pubblicazione dal tuo blog, ma passo ogni tanto.

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    1. Ciao Cara Lucia… mi spiace che tu non riceva nulla ma credo sia dovuto alla “privatizzazione”. Fino a quando non sarete al riparo dalle follie, andrà così. Mi spiace. 🙂
      Hai perfettamente ragione, se non vi fosse quell’insana voglia di arrendersi, nulla accadrebbe.
      🙂 ti voglio bene. 🙂 Piero

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  2. Non possiamo sapere dove la scelta contraria avrebbe condotto il protagonista, forse ad una sofferenza maggiore. Ci sono situazioni in cui non si riesce più a sopportare la sofferenza, è sacrosanto difendersi, anche rinunciando, a volte è necessario, per noi stessi, aggirare l’ostacolo, invece che scagliarcisi contro rompendosi le ossa … e un equilibrio con fatica raggiunto. E non è detto che scegliendo un percorso più lungo ci si allontani o non si arrivi ugualmente alla meta, solo ci si può fare meno male, si può arrivare magari ad una serenità che vale mille volte una felicità immediata ma effimera. Io vedo dei valori in Sergio, che magari oggi non esistono più, ma che sono suoi, diversi da quelli di altri, sono quelli che hanno caratterizzato la sua vita, che non si cancellano con un colpo di spugna, che lo hanno portato alla scelta della rinuncia per non ferire e ferirsi. Non ci sono regole uguali per tutti nei rapporti d’amore, ognuno segue le proprie e costruisce il proprio equilibrio, di coppia, o di solitudine anche. La natura umana è così complessa, che non possiamo giudicare ciò che è buono per ognuno, possiamo solo cercare di comprendere, di assolvere, di perdonare … gli altri, ma soprattutto noi stessi.
    Bellissimo racconto, Piero, pieno di spunti di riflessione, oltre che emozionante. Ci si immedesima immediatamente, e quando chi legge non lo fa con distacco e prova emozione, significa che chi ha scritto ha raggiunto il suo intento. Complimenti. 😀

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    1. Permettimi innanzitutto di ringraziarti per la visita e per l’approfondita lettura. È un vero privilegio. 🙂
      Credo che se dovessi aggiungere delle note per una completa comprensione del testo e soprattutto delle vicende raccontate, senza far torto alle altre opinioni raccolte dalle amiche e dagli amici lettori, userei il tuo commento.
      Ciò che hai voluto sottolineare sui perché si compiano determinate scelte è, infatti, fondamentale. La sofferenza lascia dei segni indelebili e la paura di riprovarla è ancora più dolorosa della sofferenza stessa, giacché prevede rinuncia, resa, fuga.
      Al tempo stesso Sergio crede di aver esaurito il proprio potenziale affettivo e amoroso, proprio a causa dell’unica relazione che lo ha sospinto verso un cambiamento radicale che oggi lo rende debole e insicuro. Perciò, come giustamente evidenzi tu, si aggrappa alle uniche certezze che ha ovvero a quei valori, almeno quelli più solidi, che gli sono rimasti.
      Ti ringrazio di cuore per avermi anche dato la possibilità di approfondire i temi. Ma intuisco che anche tu saprai, come me, che non basterebbero migliaia di blog e milioni di romanzi per analizzarne e comprenderne tutte le sfaccettature.
      Grazie. Grazie. Grazie.
      Buona serata, stimatissima Marianne. 🙂

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  3. Sig.Piero i suoi lavori di penna, cuore e sinapsi fanno cedere alle vertigini dell’anima.Non commento poiché sostengo sia difficile vestire i pensieri altrui alla perfezione. Dovrebbero essere come morbidi guanti in pelle che vestono la nudità delle mani altrui. Ma nel mio non commentare, forse, la mia presenza è ben più importante rispetto alle mie considerazioni. Se bastasse un pensiero…ecco…a lei lo dedicherei, dal mio silente riflettere. Paola.

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    1. Molto gentile da parte sua, Paola. Lei è la benvenuta e già la sua presenza qui è di per sé un lusinghiero e profondo commento. Cordialmente, Piero

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    1. Mia Dolce e Cara Amica, che cos’è la vita se non un film pieno di colpi di scena, di improvvisi “appiattimenti” e di nuove e più ardite “impennate”? La vita di Sergio lo è stata, lo è ancora forse. E credo che meriti un ben più inaspettato finale. Ma per la fine c’è sempre tempo… 🙂 Ti voglio bene. Grazie di essere qui con noi, con me. 🙂 Un abbraccio a te, tua figlia e al tuo fantastico compagno. 🙂

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  4. Mah! che dire Piero, scrivi sempre egregiamente e sei un profondo conoscitore di emozioni, come solo una persona fortemente empatica puo’ essere, ma io che sono antica e smaliziata penso che di questi sentimenti (mi riferisco a Sergio) se ne son perse le tracce, quindi ho letto questa storia piu’ come una fiaba, finita male, che come un racconto. Ma si sa che io vado sempre controcorrente 😄 😜
    Un caro abbraccio

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    1. Oggi WP non mi consente di mettere il fatidico “Like” al tuo commento. Bah… misteri della piattaforma…
      Comunque grazie di cuore Giuliana cara, di essere qui e di leggere con quell’acume e quella profondità che mi sono ben note, grazie ai tuoi scritti e alle nostre interazioni passate.
      La tua visione non fa una piega perché un Sergio così potrebbe non essere mai esistito. Considera per un attimo che sia una storia vera, giusto con un filino di romanzo… ed ecco che la fiaba diventa realtà.
      In ogni caso, sono antico anche io, e ho visto fin troppo spesso i sogni infrangersi su barriere di impossibilità. Ho anche imparato, però, che tali barriere sono create dagli stessi protagonisti di quei sogni.
      Ti abbraccio caramente. 🙂
      Grazie ancora

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  5. Il nostro cuore e la nostra anima sono la sintesi delle esperienze accumulate nella vita. Sergio non riesce a distaccarsi da una certa modalità cui lui ormai è abituato, percepisco persino una difficoltà a distinguere amore e innamoramento dato il suo passato. Alessia è una ventata d’aria fresca che l’ha inebriato, si è lasciato andare per un attimo al suo lato più spontaneo e sarebbe stato meglio lo seguisse, secondo me. Invece, ha ragionato seguendo i suoi canoni. O non ha intuito i sentimenti dell’altra o ne ha avuto paura.
    Questo racconto è davvero molto bello Piero: mi fa riflettere sull’importanza di vivere la vita per quel che offre, in tutto non solo nelle esperienze sentimentali, non abdicando certo ai propri punti fermi, non trasformandosi in altro da sé, ma pian piano aggiungedo ogni volta un nuovo pezzo al puzzle della nostra personalità che non smette mai di crescere interiormente in barba all’età anagrafica.
    Lo stile è davvero impeccabile.
    Un abbraccio grande. 🙂
    Primula

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    1. Carissima Primula, grazie per la graditissima visita e per l’attenta lettura di un racconto che ora si arricchisce anche del tuo lucido e profondo punto di vista. 🙂 Nella mia immaginazione Sergio ha paura di soffrire e di rimanere solo ancora una volta. L’averlo provato per una volta, è stato sufficiente a dissuaderlo ad avventurarsi in una situazione analoga. 🙂 Hai ragione quando affermi che in fondo la nostra vita è così. Dalle scelte che facciamo si dipanano mille e mille variabili che potrebbero renderci felici o, al contrario, infelici. Ma privandoci del coraggio di sperimentare, non lo sapremo mai. 🙂 Grazie ancora per la tua presenza qui e per aver voluto a tua volta condividere le tue emozioni al riguardo.
      Un abbraccio forte a te.
      Piero

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  6. Molto bello, con un gusto dolceamaro che lo rende reale… Non mi sento di giudicare i protagonisti. forse è così che doveva concludersi. Spero che non rivinino il ricordo con troppi rimpianti. Grazie, Piero!

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    1. Grazie soprattutto a te per la graditissima visita e per il commento. Chissà, Alessia ha ancora tanta vita davanti e forse le rimarrà un lontano e sempre più sbiadito ricordo. Ho l’impressione invece che Sergio avrà molto da rimproverarsi. 🙂 Grazie di cuore a te! Buona serata. 🙂

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  7. Sono convinta che l’amore non ha età, ma sono anche convinta che Sergio in fondo in fondo quell’età l’ha usata come scusa, forse Sergio davvero un amore “serio” non lo voleva, un legame forte non era nelle sue corde, o forse era unodi quei “codardi” d’amore, quelli che amano ma poi si stancano, forse nel cuore non voleva intaccare con questo l’entusiasmo pulito della ragazza.
    La chiusa mi fa pensare all’ultima soluzione, anche se potrebbe essere un modo per nascondere l’errore…
    “Tutta l’altra vita, intanto, colorata delle frizzanti luci e della gioia passeggera del Natale, scorreva intorno a lui, come se niente fosse mai accaduto.” mai accaduto…
    Commento musicale perfetto.
    PS Chi ha scritto questo conosce l’amore e gli uomini 😉

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    1. Carissima, innanzitutto permettimi di ringraziarti per la profonda lettura. È per me un attestato di stima che accolgo orgogliosamente e ricambio profondamente. 🙂
      Sergio ha già avuto una brutta esperienza. Quando ha amato, l’ha pagata cara. Non per nulla da sciupafemmine diventa, sotto il profilo sentimentale, un pusillanime. La paura di trovarsi a soffrire ancora una volta, eccede il suo coraggio, quello che aveva usato in passato senza farsi alcuno scrupolo a scapito delle sue “conquiste”.
      Poi arriva un momento nella vita in cui gli eventi e le persone che ci circondano, condizionano le nostre capacità di giudizio e ci fanno compiere scelte opposte al verso della felicità. Alla fine è questa che inseguiamo, spesso non riconoscendo che potrebbe attenderci all’angolo di casa, in un negozio, sul posto di lavoro, in metropolitana. Ma chi ce l’ha il coraggio? Grazie delle tue riflessioni che ho molto apprezzato. 🙂 Grazie anche dei generosi complimenti. 🙂

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  8. Come negare che come il buon vino con il passare dei post la tua penna stia raggiungendo vette ancora più alte?
    Trovo una maestrìa nel narrare le imprese del cuore, quel groviglio delle mareggiate umane e non posso fare a meno di pormi domande sulla tua conoscenza dell’animo umano.
    Di professione sei psicanalista?
    😉

    Bravò!!

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    1. Carissima Marzia, per fortuna il tuo commento è qui, vivo e scalpitante! 🙂 Ti ringrazio molto per la visita ed i complimenti che so provenire dalla tua nobiltà d’animo e dal reciproco grande affetto. 🙂 Dell’animo umano, pur non essendo psicanalista, ho imparato che agisce e reagisce molto più semplicemente di quanto non supponiamo. E la semplicità sta quasi sempre nel “che cosa mi porto a casa facendo una scelta o un’altra”. Se solo avessimo più coraggio, molti eventi della nostra vita prenderebbero pieghe diverse. 🙂 Grazie di cuore. Ti abbraccio e, mi raccomando, riposa… qui ti vogliamo sempre in forma! 🙂

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    1. Buonasera cara Martina. Grazie della visita e del commento. 🙂 Probabilmente hai ragione, è questione di coraggio di saper sfidare prima di tutto se stessi e poi il mondo che ci circonda. Ti abbraccio. Grazie di cuore. 🙂

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  9. Senza parole. .me lo hai fatto leggere tutto d’un fiato. . Direi se il caso lo permette, la passione di entrambi non manchi, la situazione non ostacoli altri rapporti. .perché no? ..ovviamente come lui certe delusioni lasciano cicatrici a cui serve tempo e aiuto per guarire. . Anche coloro che possiedono buoni principi, coloro che sono meno impulsivi ..in questi casi riflettono prima di agire.. e non sempre porta a buoni risultati. . Penso magari anche da questa perdita si può imparare..
    Chissà perché così complicato. .
    Un forte abbraccio Piero.

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    1. Cara Marcella, prima di tutto grazie della visita e del commento.:) A volte ci trasciniamo dietro dei bagagli così pesanti da non permetterci di prendere alcun altro treno. Sono zavorre importanti che, come dici tu, fatichi a dimenticare da qualche parte. Le esperienze negative segnano, feriscono, deludono. 🙂 Forse dovremmo soltanto non aver paura di soffrire ancora. Credo che sia questo che rende tutto più complicato. 🙂 Grazie di cuore. Ricambio l’abbraccio con molto affetto. 🙂

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  10. Tanti scrupoli e condizionamenti nei confronti di ciò che dovremmo vivere cogliendo l’attimo; poi, spesso agiamo senza pensare, per convenzione, facendo cose che ci peseranno per il resto della vita. Letto d’un fiato: speravo nel happy ending ma sarebbe stato scontato.

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    1. Carissimo, innanzitutto grazie di aver letto. 😊 Sono forse le esperienze a impedirci di cogliere quei magici attimi? O semplicemente ci facciamo condizionare da pregiudizi e filtri che sono stati creati artificiosamente dalla società? Chissà. Le scelte alla fine sono comunque nostre. Se solo avessimo il coraggio… 😊 grazie infinite. PS l’happy ending rimane comunque una possibile alternativa.

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  11. Un racconto che fa molto riflettere, chiaro e delicato
    .
    Io credo che – forse non ce ne rendiamo conto – ma la nostra intera esistenza è caratterizzata da una infinita serie di scelte.
    Tutto ciò che facciamo è frutto di una scelta
    . Anche quando non facciamo niente, in realtà abbiamo scelto di non scegliere, ma abbiamo scelto comunque.
    Da queste premesse, risulta logico che è impossibile non sbagliare mai.
    Non esiste infatti persona al mondo che non abbia fatto almeno una scelta sbagliata nella propria vita.
    Ci sono persone che sanno scegliere meglio e altre peggio, ma è impossibile indovinare tutte le scelte sistematicamente.

    Grazie delle emozioni che regali.
    Un cordiale saluto da
    Lauraluna

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    1. Per me è già una grande emozione riuscire a condividere proprio quelle emozioni, con te, con voi tutti. Per cui sono io a ringraziarti.
      Certo la nostra vita è costellata di esperienze che ci sospingono verso le scelte che ci paiono più giuste e, da un certo momento in poi, quando la maturità sopprime ogni pulsione istintiva, verso quelle che ci sembrano più razionali. A un certo punto si sceglie l’inerzia, è vero. Forse perché diventa uno scudo formidabile che ci mette al riparo da ogni ulteriore sofferenza. 🙂 Grazie Lauraluna. Grazie di cuore, permettimi con l’augurio di fare sempre le scelte più emozionanti. 🙂

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    1. Hai ragione, d’altra parte le esperienze che facciamo ci inducono a non fare più scelte “istintive” ma presuntivamente “razionali”. Così i nostri destini cambiano, virando molto spesso verso la sofferenza. Raramente verso la felicità.
      Grazie a te di aver letto e apprezzato. Sono molto contento che ti sia piaciuto. 🙂

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